L’educazione religiosa che ho ricevuto da bambino insisteva moltissimo sull’idea della salvezza e soprattutto sulla possibilità di non raggiungerla: sembrava che andare all’inferno fosse facilissimo, mentre al contrario andare in paradiso era difficilissimo.
Il brano del Vangelo di oggi sembrerebbe confermare quella visione paurosa: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. … voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: «Signore, aprici!». Ma egli vi risponderà: «Non so di dove siete». … vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori». Sono parole molto minacciose, che sembrano contrastare con l’annuncio di un Dio che è Padre misericordioso. Ma il contrasto è più apparente che reale: queste parole severe escono proprio dal cuore misericordioso di un Dio che si è fatto uomo per salvarci, perché nella salvezza si entra (o non si entra) oggi, ora, non alla fine della vita. Ora è il momento di salvare la nostra vita dal vuoto, dall’insignificanza, dalla stupidità mondana, per farne qualcosa di buono, di sensato, di giusto. Alla fine della vita non potremo tornare indietro, sarà troppo tardi per approfittare di tutte le occasioni di bene che ci sono state messe a disposizione.
Gesù sta dicendo: “Decidete! Agite! Ora, adesso! Dopo sarà troppo tardi”.
La domanda di quell’uomo “Sono pochi quelli che si salvano?”, non è una curiosità innocente come potrebbe sembrare. Se Gesù avesse detto che sono molti, allora gli ascoltatori avrebbero potuto pensare “Io non sono peggiore di tanti altri, quindi mi salverò”. Se avesse detto che sono pochi, avrebbero pensato “Io non sono certo dei migliori, quindi non ce la farò”. In ogni caso avrebbero continuato a vivere come avevano sempre vissuto, illudendosi di salvarsi o disperando della salvezza, ma senza modificare la propria vita e le proprie scelte. Invece Gesù dice: “Entrate ora nella salvezza, decidete!”. Ma fare la cosa giusta spesso è costoso, a volte molto costoso, come lo è stato per Gesù. Per questo la porta per entrare nella salvezza è stretta, perché non ci passa tutto. È necessario lasciare fuori tante cose dannose o superflue come quelle descritte nei brani che abbiamo letto nelle domeniche precedenti: l’avidità del possesso e del potere, prima di tutto.
Gesù conclude queste sue parole con un ulteriore avvertimento: sono le nostre scelte quelle che decidono della nostra salvezza. Non si entra nel mondo nuovo del regno di Dio – che comincia già ora – perché appartenenti a una razza, a un’ideologia e nemmeno a una chiesa. Il “cristianesimo identitario” non ha nessun fondamento evangelico: “Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio”. La nostra vita è qualificata dalle nostre scelte e dalle nostre azioni, non dalle idee o dai sentimenti, e meno che meno dagli schieramenti ai quali apparteniamo per nascita.
Meditazione 21^ domenica del tempo ordinario 24/08/2025
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