Meditazione Tutti i Santi 01/11/2026

Il culto dei santi non c’è nel Vangelo: è una devozione che è nata e cresciuta nella Chiesa fin dall’antichità; ha conosciuto anche errori e deviazioni, ma non per questo è da rifiutare come fosse qualcosa di completamente estraneo alla nostra fede.
I primi cristiani onoravano le tombe e i resti mortali dei martiri: riconoscevano nel loro sacrificio l’imitazione del sacrificio di Cristo, risposta di amore al suo amore e rendevano grazie a Dio che aveva dato a persone inermi la forza per affrontare questa prova suprema. Era anche un modo per farsi forza e affrontare a loro volta la persecuzione.
Il primo santo non martire sembra sia stato Martino di Tours: l’episodio del mantello di quando era giovane soldato forse è leggendario, ma certamente la sua attività come vescovo evangelizzatore e fondatore di comunità fu riconosciuta come un dono totalizzante della sua vita: si può donare la propria vita giorno per giorno, anche senza essere uccisi. Così, anche i primi monaci offrirono a Dio inizialmente gravose e tormentose penitenze al posto del martirio, ma col tempo riconobbero sempre più chiaramente che la santità, cioè una vita animata dallo Spirito Santo, non consiste in queste pratiche, ma piuttosto nella carità.
La narrazione delle vite di questi uomini e donne divenne un mezzo educativo molto potente, perché sono gli esempi quelli che trascinano, accendono i desideri e spingono all’azione, molto più delle idee. In queste narrazioni ebbero un rilievo notevole le descrizioni dei miracoli, quei segni portentosi che testimoniavano la presenza e l’azione di un potere ultraterreno nelle loro vite, ma il segno più sicuro della presenza e dell’azione di Dio in una vita è ancora la carità.
Ai santi i fedeli chiesero sempre di intercedere presso Dio per ottenere delle “grazie“, dei doni spirituali e materiali. Questa intercessione non si sostituisce a quella di Cristo, “unico mediatore tra Dio e gli uomini” (cf. 1Tm 2,5), ma si inserisce in essa. Nelle lettere di San Paolo e degli altri apostoli ritorna spesso l’esortazione a pregare per loro stessi e per tutti. Spontaneamente e con umiltà il popolo di Dio ha riposto la propria fiducia nelle preghiere di coloro che ha ritenuto più vicini e più simili a Cristo, pronti sul suo esempio a fare la volontà del Padre.
Ultimamente è accaduto qualcosa di nuovo: San Giovanni Paolo II ha proclamato 482 santi e 1338 beati, più di tutti i suoi predecessori messi insieme. Ha voluto dire in questo modo che la santità non è un traguardo irraggiungibile riservato a pochi privilegiati dalla Grazia, ma è la nostra vocazione fin dal battesimo. Rivestiti di Cristo, morti e sepolti nell’uomo vecchio e risorti a una vita nuova guidata dallo Spirito Santo, tutti siamo chiamati a essere santi, cioè appartenenti a Dio.
Purtroppo le beatificazioni e canonizzazioni con tanta folla non mi hanno mai entusiasmato troppo (sono fatto così): piuttosto ringrazio Dio perché mi ha dato la possibilità nel corso della vita di incontrare delle persone meravigliose per la loro generosità, umiltà, misericordia, bontà d’animo, sapienza, coraggio e dedizione. Alcune di loro ormai vivono in Dio e potrei fare i loro nomi, mentre altre sono ancora in cammino e le loro azioni molto spesso sono nascoste gli occhi del mondo, anche se è impossibile che lo siano del tutto: “risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,16). A volte vedo alcune di loro mentre celebro la Messa e penso che dovrebbero esserci loro al posto mio, ma a ciascuno di noi è stato affidato un compito e la consapevolezza dei propri limiti non deve diventare una scusa per sottrarsi al proprio dovere.
Sia lode a Dio che ci dà l’esempio e la compagnia dei Santi, insieme al desiderio di essere degni della loro amicizia e più simili a loro.


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