La seconda domenica di Avvento è sempre dedicata al profeta Giovanni battista. Che cos’è un profeta? Nel linguaggio comune è uno che prevede il futuro, una specie di indovino, ma nella Bibbia è uno che “parla a nome” di Dio. Inviati da Dio, i profeti denunciano le infedeltà all’alleanza del popolo e specialmente le incoerenze di coloro che hanno più potere e responsabilità: i capi e i sacerdoti. In modo particolare riesce intollerabile ai profeti – e a Dio che parla attraverso la loro bocca – il binomio “delitto e solennità” (Is 1,13), ovvero coloro che celebrano impeccabilmente il culto con tutte le sue norme, ma commettono ingiustizie, prevaricazione e violenza.
Padre Silvano Fausti diceva che la malattia professionale dei profeti è il taglio della testa: è quel che capita quando si denunciano apertamente i peccati dei potenti. L’ultimo dei profeti, Giovanni battista, non ha fatto eccezione: è stato decapitato per non aver taciuto verità scomode.
Nel brano di oggi se la prende con farisei e sadducei, nemici tra loro, ma ai suoi occhi ugualmente inadempienti la Legge dell’alleanza. I farisei – ovviamente non tutti, ma alcuni di loro – sono stati rimproverati anche da Gesù perché preoccupati ossessivamente di mettere in pratica la Legge aggiungendovi dettagli insignificanti, come pagare la decima sulle erbette aromatiche, per poi trascurarne i valori principali: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. «Guide cieche che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!» (Mt 23,23-24). I sadducei invece erano per lo più sacerdoti del Tempio, esecutori dei sacrifici, la cui religiosità era centrata sul culto e la purezza rituale, spesso rimproverati per il loro attaccamento al denaro. Agli uni e agli altri Giovanni intima: «Fate dunque un frutto degno della conversione!».
Il formalismo ossessivo che rassicura falsamente la coscienza, l’ipocrisia, l’incoerenza, l’avidità e il clericalismo provocano – secondo i profeti – l’ira divina, perché il Dio della Bibbia non è impassibile come quello dei greci e non è indifferente al male.
Inoltre, Giovanni denuncia quella che oggi chiameremmo una religione identitaria e priva di coerenza morale: «Non crediate di poter dire dentro di voi: “Abbiamo Abramo per padre!” […] ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco» (Mt 3,10). Essere circoncisi o battezzati non dispensa dal mettere in pratica la volontà di Dio: anzi!
Con la venuta (avvento) di Gesù la voce dell’ultimo profeta si spegne, ma ogni anno la Chiesa la fa risuonare nuovamente, innanzitutto per se stessa e soprattutto per i suoi capi perché – come dice un antico proverbio – “il pesce comincia a puzzare dalla testa”. Riprendere le parole di Giovanni e rilanciarle è importante, ma ciascuno dovrebbe soprattutto ascoltarle e applicarle a se stesso. Sui mezzi di comunicazione nuovi e vecchi oggi sono in molti a credersi profeti autorizzati a lanciare condanne, ma forse è sempre stato così: in ogni epoca sono stati tanti i critici, i contestatori…
Alcuni, forse molti, avevano ragione e hanno pagato di persona il loro dissenso. Altri invece erano – e sono – mossi dalla presunzione. I discepoli di Giovanni battista accorrevano a lui confessando i propri peccati: così dovrebbe essere per tutti i discepoli della verità.
Meditazione 2^ domenica di Avvento 07/12/2025
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