L’effusione dello Spirito Santo
Per il Catechismo detto “di San Pio X” (1905) i due “misteri principali della fede” sono: 1) Unità e Trinità di Dio; 2) Incarnazione, Passione e Morte del Nostro Signore Gesù Cristo.
Negli aggiornamenti di quello stesso catechismo approvati l’8 marzo 1967 dal consiglio di presidenza della CEI, il secondo è stato così completato: Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.
Nell’ultimo catechismo pubblicato dalla CEI nel 1997, Catechismo dei giovani/2 Venite e vedrete, il secondo mistero è espresso così: “Incarnazione, passione, morte e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, per salvarci con il dono dello Spirito Santo”.
È evidente che la comprensione del mistero della redenzione è progredita: all’inizio del XX secolo si considerava compiuta con la morte di Cristo, con l’offerta sacrificale del suo sangue; all’indomani del Concilio Vaticano II anche la risurrezione è stata compresa come necessaria all’opera redentiva. Ma in che modo la redenzione si compie in noi? In che modo la morte e la risurrezione di Gesù ci salvano, cambiano il nostro rapporto con Dio?
Con l’effusione dello Spirito Santo che ci rende figli di Dio e testimoni di Gesù.
Questa affermazione non è una novità teologica dell’ultima ora: è ben attestata in tutto il Nuovo Testamento. Per esempio, negli Atti degli Apostoli, Pietro proclama a Pentecoste: «Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire (At 2,32-33).
Le chiese orientali (ortodosse) hanno sempre tenuto nella massima considerazione il ruolo dello Spirito Santo nell’economia della salvezza, mentre il magistero e la teologia della Chiesa cattolica per molto tempo hanno enfatizzato altri aspetti, usando un linguaggio più “giuridico”. Negli ultimi decenni, però, anche nel cattolicesimo si è ripreso a valorizzare maggiormente la presenza e l’opera dello Spirito Santo.
La volta scorsa abbiamo letto dal Catechismo La verità vi farà liberi (pag. 142-143): «La sua [di Gesù Cristo] mediazione salvifica, pur avendo molti aspetti, si riassume nella comunicazione dello Spirito Santo agli uomini, per renderli capaci di credere e di amare, unirli a sé e ricondurli al Padre. Il Padre, donando a Gesù in modo nuovo lo Spirito Santo, lo chiama a sé e lo risuscita alla vita gloriosa; allo stesso tempo lo unisce più intimamente agli uomini e lo costituisce «capo e salvatore» (At 5,31), per rinnovare tutte le cose. Il Crocifisso risorto accoglie lo Spirito del Padre e lo comunica agli uomini come potenza di comunione, di guarigione e di risurrezione. “Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi” (Rm 8,11). La sovranità del Padre sul mondo si realizza per mezzo di Gesù Messia e Signore nella forza dello Spirito Santo».
Il dono dello Spirito Santo non avviene solo nella Pentecoste, ma inizia già con la morte di Gesù: «Dopo aver preso l’aceto Gesù disse: “È compiuto!”. E, chinato il capo, consegnò lo Spirito» (Gv 19,30). «Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo Spirito» (Mt 27,50).
Prosegue con la sua risurrezione: «La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: “Pace a voi!”. Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi”. Detto questo, soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”» (Gv 20,19-23).
Nella morte Gesù ci dona il suo Spirito; nella risurrezione Gesù ci dona il suo Spirito; Gesù asceso al cielo, cioè costituito Signore dell’universo, ci dona il suo Spirito. Ricevendo lo Spirito di colui che per noi è morto, risorto e asceso al cielo, siamo adottati come suoi fratelli e sorelle, quindi figli e figlie di Dio; siamo abilitati a proseguire la missione di Cristo: perdonare i peccati, cioè riconciliare con Dio come anche noi siamo stati riconciliati con lui e adottati come figli e figlie. Lo Spirito del Figlio obbediente fino alla morte di croce e risuscitato da Dio con potenza ci viene donato per fare di noi creature nuove, non più prigioniere del peccato, ma simili a Gesù e come lui capaci di liberare e salvare altri esseri umani. Questo non si compie in un istante, una volta per tutte e irreversibilmente: restiamo liberi e perciò fallibili, ma la forza dello Spirito Santo opera in noi e ci attira interiormente verso la pienezza.
In questa “riscoperta” dell’opera dello Spirito Santo, c’è anche un aspetto che forse non è mai abbastanza sottolineato: il superamento dell’individualità. La nostra tradizione ascetica ha sempre sottolineato la “santità” personale: più una persona è buona e umile, più è “piena” di Spirito Santo, docile alle sue mozioni. Questo modo di pensare è incontestabile: è evidente che lo Spirito di Dio può agire meglio e con più efficacia in chi si rende disponibile a fare la sua volontà. Tuttavia, questa impostazione corre il rischio di lasciare un po’ in ombra qualcosa di importante: nel Nuovo Testamento lo Spirito Santo discende sempre in occasione di incontri o su comunità che ricevono da lui doni diversi, distribuiti in vario modo. Nessuno riceve la pienezza di tutti i doni, nemmeno Pietro: infatti la profondità del pensiero di Paolo e di Giovanni era superiore alla sua, tanto per fare un esempio.
Ognuno riceve doni diversi in modi diversi, sicché la pienezza di tutti i carismi è presente solo nella Chiesa nel suo insieme. La forza dello Spirito Santo si manifesta pienamente nelle relazioni fraterne, nel servizio reciproco, nell’ascolto vicendevole, nell’umiltà di chi non vuol fare prevalere a tutti i costi il proprio punto di vista. Gesù ha detto: «Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (Mt 18,19-20). Credere che lo Spirito Santo sia quasi “proprietà privata” di singole persone eccezionali dividerebbe i fedeli in categorie di serie A e serie B ed esporrebbe anche al pericolo di seguire non dei santi, ma dei santoni, come purtroppo è accaduto non poche volte. Invece lo sforzo dell’ascolto reciproco e la ricerca di una concordia possibile aprono la strada alla forza e all’azione dello Spirito.
Nella Messa lo Spirito Santo viene invocato (epiclesi) due volte: la prima sul pane e sul vino perché “diventino il corpo e il sangue di Cristo”, la seconda su tutti i partecipanti “perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito”. Se leggiamo bene le preghiere proprie del sacerdote nella Messa (eucologia) ci accorgiamo che il “sacrificio” che chiediamo di poter offrire a Dio non è solo la morte e risurrezione di Gesù, ma anche l’amore fraterno, l’unità che Gesù desiderava per i suoi discepoli e per la quale ha pregato nell’ultima cena. «[Padre] Guarda con amore e riconosci nell’offerta della tua Chiesa la vittima immolata per la nostra redenzione; e a noi che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito Santo perché diventiamo, in Cristo, un solo corpo e un solo spirito. Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito, perché possiamo ottenere il regno promesso insieme con i tuoi eletti con la beata Maria, Vergine e Madre di Dio, con i tuoi santi apostoli, i gloriosi martiri, e tutti i santi, nostri intercessori presso di te».
Come dice ancora il Catechismo degli adulti: «Il Risorto continua con la potenza dello Spirito a operare in modo arcano nella storia, associando a sé la comunità dei credenti, suo “corpo” visibile. La Chiesa si riunisce nel suo nome, lo invoca, lo celebra, lo annuncia, gli dà testimonianza, è inviata per essere segno tangibile della fedeltà di Dio e del suo Messia agli uomini. Tuttavia, la presenza del Regno nella storia va ben oltre le frontiere visibili della Chiesa. Lo Spirito soffia dove vuole. Ovunque c’è carità e si lavora per l’universale «civiltà dell’amore», lì c’è lo Spirito di Dio e del suo Cristo» (Catechismo degli Adulti La verità vi farà liberi, pag. 145).
In sintesi: siamo redenti, cioè diventiamo persone nuove, libere, partecipi del regno di Dio, ricevendo lo Spirito di figli adottivi, lo Spirito di Gesù morto e risorto per noi.
Meditazione Quaresima 18/03/2026
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