Siamo stati salvati
Quando, da ragazzo, ho iniziato a pregare con la Liturgia delle Ore, ho trovato espressioni che mi hanno stupito (e un po’ destabilizzato). Nella Lettera ai Colossesi: «Ringraziamo con gioia Dio […] perché ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati». O in quella agli Efesini: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo […] Ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi […] In lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia».
Da bambino pensavo che la salvezza fosse molto difficile da raggiungere, che fossero pochi quelli che andavano in paradiso e molti quelli che andavano all’inferno: io avevo capito così quel che mi era stato insegnato. Invece questi inni sembravano dire che ero già salvo. Com’era possibile?
Abbiamo detto la volta scorsa che il peccato è il male (morale), ma considerato all’interno del rapporto con Dio: un rifiuto della volontà di Dio, del bene che Dio vuole, che Dio è. Un non fidarsi di lui, non credere che la sua volontà sia il vero bene per me e per gli altri; un progetto alternativo.
Gesù (nome che significa: Dio salva) si è incarnato “per noi uomini e per la nostra salvezza”. Ma davvero ci ha salvati? Siamo già salvi?
Friedrich Nietzsche, in Così parlò Zarathustra, dice dei preti (ma può valere per tutti i cristiani): «Altre e migliori canzoni dovrebbero essi cantare per farmi credere nel loro redentore; più redenti dovrebbero apparirmi i discepoli di questo Salvatore». Un’accusa non del tutto infondata…
Proviamo a rispondere a queste domande: Ci sentiamo salvati? Sì, no? In che senso? Prevale in noi la gioia di essere salvati o la paura di non esserlo? O magari la vergogna per quel che siamo?
La settimana scorsa il cappellano del carcere, don Mariano, mi ha raccontato che un detenuto gli ha detto, con metafora calcistica: “Io lotto per la salvezza, non per lo scudetto”. Credo voglia dire che non punta a diventare santo, ma spera di riuscire in qualche modo a evitare l’inferno.
È vero che il Figlio di Dio si è incarnato “per noi uomini e per la nostra salvezza”, non “per il nostro scudetto”: in altre parole, non per premiare i migliori, i più bravi, ma per salvare i peccatori.
Nelle lettere apostoliche del NT è presente una forte consapevolezza che chi è diventato cristiano è stato liberato dal peccato, dall’appartenenza a un mondo perverso, da un modo di vivere che abbrutisce e corrompe le persone. Ad es. 1Pt 4,3; Rom 13,13-14; Gal 5,19-21; 1Cor 6,9-11…
Possono sembrare cose lontane da noi, ma non è così. Per fare solo un esempio, proprio intorno alla nostra chiesa, per tutto il pomeriggio e buona parte della notte, gli spacciatori nordafricani, brutti, sporchi e violenti, fanno avanti e indietro con le loro bici scassate vendendo droga a italiani ben vestiti che vengono fin qui con automobili costose, pagano e poi se ne vanno… Essere stati educati nella fede e averla fatta nostra ci ha preservato dal fare parte di un mondo corrotto che rovina (in modi diversi ma ugualmente disastrosi) ricchi e poveri, colti e ignoranti, professionisti ed emarginati. Certo, ci sono anche molti non credenti che vivono una vita integerrima, magari anche più elevata di tanti credenti. Ma oltre a salvarci dalla corruzione del peccato, la fede ci ha dato almeno due doni che altri purtroppo non hanno. La prima è Qualcuno veramente degno di ricevere il dono della nostra vita, Qualcuno al quale consacrare le nostre azioni, i nostri pensieri, i nostri sforzi, i nostri desideri e perfino le nostre sconfitte e cadute. Cerchiamo di vivere bene perché amiamo lui, non per rispettare le regole o in vista di premi o castighi. La seconda è la speranza, l’attesa di un mondo nel quale il bene e la gioia si realizzeranno contemporaneamente, l’attesa di sperimentare la pienezza di vita e di bene alla quale aspiriamo.
Certo, non ci siamo ancora arrivati definitivamente. Dice San Paolo: «nella speranza noi siamo stati salvati» (Rom 8,24). Fino all’ultimo respiro non siamo completamente al sicuro: il male non dorme mai e cerca di approfittare di ogni nostra debolezza per farci cadere, ma Colui al quale abbiamo donato la nostra vita, grazie al quale (nel battesimo) siamo morti al peccato e risuscitati a una vita nuova, ci protegge e ci accompagna, ci difende e non ci lascia soli.
La salvezza è la gioia di sapersi amati, preziosi agli occhi di Dio; sapere che ci considera suoi e non ci abbandona, liberi da paure e attaccamenti meschini, da espedienti per evitare di pensare alla morte e alla perdita perché sappiamo che vivremo per sempre con il Signore e con quelli che amiamo. Non è solo evitare l’inferno (che non sarebbe poco!); non è nemmeno “vincere lo scudetto” nel senso di “arrivare primi” e cioè di essere più bravi degli altri. Però sì, anche per il buon ladrone, anche per i detenuti di don Mariano, la salvezza è una vittoria, uno “scudetto”, un trionfo, ma un trionfo di Cristo che vince il male e la morte nella vita di ciascuno di noi e ci chiama a ricevere il premio, come lo chiamava San Paolo (1Cor 9,24; Fil 3,12.14; Col 2,18): un traguardo, un punto di arrivo futuro che però sostiene e illumina il presente. Nella speranza, siamo già salvi.
Col 1,3.12-20
Ringraziamo con gioia Dio, *
Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
perché ci ha messi in grado di partecipare *
alla sorte dei santi nella luce,
ci ha liberati dal potere delle tenebre *
ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio diletto,
per opera del quale abbiamo la redenzione, *
la remissione dei peccati.
Cristo è immagine del Dio invisibile, *
generato prima di ogni creatura;
è prima di tutte le cose *
e tutte in lui sussistono.
Tutte le cose sono state create per mezzo di lui *
e in vista di lui:
quelle nei cieli e quelle sulla terra, *
quelle visibili e quelle invisibili.
Egli è il capo del corpo, che è la Chiesa; *
è il principio di tutto,
il primogenito di coloro che risuscitano dai morti, *
per ottenere il primato su tutte le cose.
Piacque a Dio di fare abitare in lui ogni pienezza *
per mezzo di lui riconciliare a sé tutte le cose,
rappacificare con il sangue della sua croce, *
gli esseri della terra e quelli del cielo.
Ef 1,3-6.11-12
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
1Pt 4,3: È finito il tempo trascorso nel soddisfare le passioni dei pagani, vivendo nei vizi, nelle cupidigie, nei bagordi, nelle orge, nelle ubriachezze e nel culto illecito degli idoli.
Rom 13,13-14: Comportiamoci onestamente, come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie. Rivestitevi invece del Signore Gesù Cristo e non lasciatevi prendere dai desideri della carne.
Gal 5,19-21: Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere.
1Cor 6,9-11: «Né immorali, né idolàtri, né adùlteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. E tali eravate alcuni di voi; ma siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio!».
