Gesù, nel capitolo 11 del Vangelo secondo Matteo, dopo aver inviato in missione i suoi apostoli continua in prima persona ad annunciare la buona Notizia e si scontra dapprima con i dubbi di Giovanni battista e poi con l’incomprensione delle città della Galilea. Tutto questo gli provoca dolore e amarezza, com’è ovvio, eppure alla fine del capitolo esulta di gioia perché i “piccoli” lo hanno capito. Non sta solo guardando il “bicchiere mezzo pieno”, ma gioisce perché, anche in mezzo all’indifferenza e all’opposizione di questo mondo, il piano di Dio si sta compiendo, e si sta compiendo proprio nei “piccoli”. Chi sono questi piccoli? Sono persone che apparentemente non contano nulla, spesso senza istruzione, ma che lo hanno ascoltato senza pregiudizi.
Attenzione, però: Gesù non sta tessendo l’elogio della stupidità o dell’ignoranza. Ci sono persone – anche politici, preti e perfino vescovi – che disprezzano gli intellettuali e li chiamano con epiteti come “professoroni”, o peggio, perché hanno paura della competenza. Gesù non era così.
Il Vangelo secondo Giovanni narra un episodio che può aiutarci a capire: “Le guardie [mandate ad arrestare Gesù] tornarono quindi dai sommi sacerdoti e dai farisei e questi dissero loro: «Perché non lo avete condotto?». Risposero le guardie: «Mai un uomo ha parlato come parla quest’uomo!». Ma i farisei replicarono loro: «Forse vi siete lasciati ingannare anche voi? Forse gli ha creduto qualcuno fra i capi, o fra i farisei? Ma questa gente, che non conosce la Legge, è maledetta!». Disse allora Nicodèmo, uno di loro, che era venuto precedentemente da Gesù: «La nostra Legge giudica forse un uomo prima di averlo ascoltato e di sapere ciò che fa?»” (Gv 7,45-52).
Le guardie – che pure non dovevano essere animucce delicate – ascoltarono Gesù e furono colpite dalle sue parole, così come “la gente della terra” (‘am ha-aretz), il popolino che non conosceva bene la Legge e perciò era “maledetto”. Invece i capi e i farisei – tranne Nicodemo – lo condannarono senza averlo prima ascoltato. Perciò la vera differenza non è tra chi è istruito e chi non lo è, ma tra chi ascolta e chi non ascolta. Ogni essere umano, colto o incolto, istruito o no, può cadere nella presunzione di sapere e capire tutto, di non ascoltare davvero. Una frase del vangelo apocrifo di Tommaso (Loghion 28) dice: “Mi sono trovato in mezzo al mondo e mi manifestai loro nella carne. Li trovai tutti ubriachi; tra essi non trovai alcun assetato”. In realtà non è vero: qualche assetato Gesù l’ha trovato. Tra questi c’era anche qualche scriba, qualche persona istruita, ma furono soprattutto i “piccoli”, di cui parla il Vangelo di oggi, quelli che lo ascoltarono, perché erano “stanchi e oppressi” per le prove della vita e anche a causa di tradizioni religiose che invece di sostenerli li opprimevano con obblighi pesanti: «Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!» (Lc 11,46).
Non che il Vangelo proponga una religione della comodità o del benessere: l’amore chiede un dono totale di sé, come sanno bene gli sposi e i genitori, ma il Dio di Gesù chiede “misericordia, non sacrificio” (cf. Mt 9,13 e 12,7). Tutto ciò che il Signore chiede, lo chiede per dare un respiro più ampio alla nostra vita, per sollevarci fino a lui, non per schiacciarci.
Meditazione 14^ domenica del tempo ordinario 05/07/2026
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