Siamo giunti alla conclusione del “discorso in parabole”, il terzo dei cinque discorsi contenuti nel Vangelo secondo Matteo.
Vorrei cominciare questa riflessione con un pensiero un po’ impertinente. Penso a quell’uomo che ha trovato il tesoro nel campo, lo nasconde di nuovo, va pieno di gioia a vendere tutto quello che ha e compra quel campo, poi torna ma non si ricorda più dov’è il tesoro. C’è ancora, non glielo hanno portato via, ma fa una gran fatica a ritrovarlo.
Sto parlando anche di me: il Vangelo, il regno di Dio, Gesù… Ho trovato questo tesoro e ho scelto con gioia di dedicargli la mia vita. Agli inizi del mio ministero non mancavano le difficoltà, ma spendevo comunque le mie giornate ad annunciare il Vangelo, soprattutto ai giovani, mentre oggi la maggior parte del mio tempo è occupato dalla manutenzione degli edifici della parrocchia, dalle scartoffie e dall’amministrazione. Non succede solo a me o solo ai preti: una ragazza sposa un uomo meraviglioso, poi hanno dei figli ancora più meravigliosi, ma un po’ alla volta si ritrova a fare da taxista ai figli meravigliosi e con l’uomo meraviglioso che ha sposato ogni tanto scambia solo due parole di corsa…
Le parabole del tesoro nel campo e della perla preziosa aggiungono qualcosa che le parabole precedenti non ci avevano ancora detto: il regno di Dio non è solo buono e giusto, ma è bello, dà gioia, è affascinante. Non è un codice di comportamento, un insieme di regole e di doveri, una legge: quando Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni hanno lasciato tutto per seguire Gesù, non lo hanno fatto a malincuore, sospirando. Erano affascinati dalla persona di Gesù ed erano felici di poter vivere con lui, di essere suoi amici. Anche oggi il cuore del cristianesimo non è una dottrina, non è una morale: è la relazione con il Signore Gesù. Nella fede sappiamo di essere amati da lui e di essere scelti da lui come suoi amici.
Il rischio è di perdere per strada questa consapevolezza, di avere un tesoro nascosto da qualche parte nel campo e non riuscire a ritrovarlo. A quanto pare capitava anche ai primissimi discepoli: «Era infatti molta la folla che andava e veniva e non avevano più neanche il tempo di mangiare» (Mc 6,31). Ma Gesù non lasciava che si esaurissero e prendeva in mano la situazione: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’».
Le relazioni, tutte le relazioni, anche quella con il Signore e quelle con le persone care, hanno bisogno di cura, di attenzioni e quindi anche di tempo gratuito. Ci possono essere periodi difficili, emergenze improvvise e improrogabili, ma non dobbiamo perdere il nostro tesoro. È vero che l’oro non arrugginisce e può aspettare tempi lunghissimi senza perdere il suo valore, ma siamo noi che decadiamo col passare del tempo. Sarebbe assurdo, se per servire il Vangelo perdessimo la gioia del Vangelo, se per realizzare il bene nel proprio lavoro e nella propria famiglia perdessimo il gusto e il senso di quel che facciamo.
Difficoltà ce ne saranno sempre: i pesci buoni e i pesci cattivi sono tutti nella stessa rete e la cernita si potrà fare solo alla fine, ma la pesca non può essere solo fatica. Per sudare tutta la notte sulla barca ci vuole anche passione per il mare e per i grandi orizzonti.
«Avete capito tutte queste cose?». I discepoli rispondono «Sì», senza esitazione. Su di loro ho qualche dubbio, su di me moltissimi. Però mi accorgo di aver capito qualcosa in più di quando ero giovane, e spero di scoprire o riscoprire ancora qualcosa di bello, anche se “arrugginisco” di giorno in giorno. Soprattutto spero di non dimenticarmi mai di avere un bellissimo tesoro nel mio campo, anche se è un po’ nascosto.
Meditazione 17^ domenica del tempo ordinario 26/07/2026
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