Meditazione 2^ domenica dopo Natale 04/01/2026

Nelle Messe di Natale i Vangeli ci raccontano fatti avvenuti nel tempo: le vicissitudini della sacra famiglia quando arrivò a Betlemme, l’apparizione degli angeli ai pastori, l’adorazione dei pastori.
Nella seconda domenica dopo Natale, invece, le letture proiettano il nostro sguardo interiore fuori dal tempo, nell’eternità. Per fare questo, dato che noi non abbiamo nessuna esperienza di come si possa essere “fuori dal tempo” e non riusciamo nemmeno a immaginare qualcosa del genere, le tre letture parlano di ciò che era “in principio”, prima che il mondo fosse creato, prima che esistessero il tempo e lo spazio.
La lettera agli Efesini dice che in principio, prima della creazione del mondo, Dio ci ha pensato e “ci ha scelti per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi”. È un messaggio potente: significa che ciascuno di noi è nel mondo non per caso né per necessità, ma perché “fin da principio”, fin dall’eternità Dio ci ha visti, ci ha conosciuti, gli siamo piaciuti e ci ha voluto. Il mistero della nostra elezione in Cristo è talmente profondo che per comprenderlo abbiamo bisogno di “uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui”. Abbiamo bisogno che Dio illumini in modo speciale gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati, quale tesoro di gloria è preparato per noi tra i santi.
“Prima dei secoli, fin dal principio” esisteva quindi un disegno che ci riguardava e che non limita, ma comprende e anzi promuove la nostra libertà, la invita a compiersi nel dono. La prima lettura chiama questo disegno “Sapienza” e dice che è “uscita dalla bocca dell’Altissimo”, non come un suono inarticolato, ma potremmo dire come “un discorso sensato”, qualcosa che il Vangelo secondo Giovanni chiama “Logos” e quindi una parola, un discorso che ha un senso.
Questa Sapienza, questo Logos, questo disegno sensato, intelligente che ci riguarda, nel quale ciascuno di noi ha il proprio posto “si è fatto carne”, cioè si è manifestato nella nascita, nella vita, nelle parole, nella morte e risurrezione di Gesù. Ascoltando concretamente questa “Parola fatta carne”, ovvero disponendosi a obbedire a Gesù nella propria vita, ciascuno di noi può trovare il proprio posto nel mondo e nell’eternità.
Perché l’esistenza umana, la nostra vita, è breve, enigmatica e drammatica, ma è stata pensata e voluta nell’eternità e all’eternità è destinata. Tuttavia – lo ripeto – dell’eternità non sappiamo e non possiamo sapere quasi nulla: quel che ci è dato sapere – e ci deve bastare – è la “carne” assunta dal Logos, è Gesù. Nella sua vita, nelle sue parole e nelle sue azioni si è manifestato tutto quel che possiamo capire e quel che ci serve per vivere secondo la Sapienza di Dio.
Questa Sapienza, questo Logos è “luce che illumina ogni uomo”; chi segue Cristo non brancola nel buio: forse non ha tutto chiaro, ma ha luce abbastanza per fare il prossimo passo e offrirlo a Dio in umiltà e disponibilità, nella consapevolezza che anche le più piccole e apparentemente insignificanti azioni compiute nel tempo hanno eco nell’eternità.


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