Meditazione 28/11/2025

Il nome “Gesù” significa “Dio salva” e nel Natale celebriamo la nascita del Salvatore del mondo: «Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è fatto uomo». Sono le parole del Credo, ma forse non pensiamo molto al loro significato: davvero Gesù ci ha salvato? Da cosa? E come? La storia umana è veramente cambiata dopo la sua venuta?
In questi tre incontri vogliamo riflettere su queste domande.
Partiamo da questa: da che cosa ci ha salvato Gesù?
Può darsi che dalla memoria di qualcuno emerga una risposta quasi automatica: “Ci ha salvati dal peccato”, e questa risposta potrebbe far nascere subito tante altre domande. Oppure questa parola – ‘peccato’ – non la usiamo proprio. Perché? Proviamo a rispondere a queste domande: Che cos’è, secondo me, il peccato?
Dico o direi a un/a figlio/a: “Non farlo: è peccato”? Perché sì o perché no? …
Molte persone, anche credenti, oggi preferiscono non usare la parola ‘peccato’. Sembra quasi che la intendano (più o meno consapevolmente) col significato di “tabù”, cioè qualcosa di proibito da una legge religiosa, per non si sa bene quale misterioso motivo. Forse non si usa questo termine perché è legato all’idea di punizione divina. Nella mia mente vedo ancora un cartellone che mi è stato mostrato quando ero bambino: un ragazzino stava rubando qualcosa e sopra di lui c’era un occhio (quello di Dio) che lo vedeva ed era pronto a punirlo. Così molti preferiscono usare altre espressioni: ad esempio dicono a se stessi e ai figli di evitare il male, di non fare il male, come se ‘peccato” e ‘male’ (morale) fossero due cose diverse. Ma non bisogna aver paura di questa parola: il male è peccato e il peccato è male. L’unica differenza tra i due termini consiste nel fatto che il peccato presuppone una relazione con Dio e il suo volere: il peccato è opposizione e rifiuto di Dio che è il bene e vuole il bene. L’essere umano può agire contro la propria coscienza e fare il male (o rifiutarsi di fare il bene) anche senza riferirsi espressamente a Dio, ma nel rapporto con lui, questa scelta assume il significato di un rifiuto, di un “no” detto a Dio. Il peccato è un progetto di vita alternativo a quello che lui ci propone, rifiuto della sua volontà, della fiducia in lui, della sua verità e santità, della sua bontà, della sua paternità.
Peccato non è violazione di una legge di cui non comprendo il motivo. Peccato è agire contro coscienza, cioè contro ciò che si comprende come bene: invece, fare qualcosa di sbagliato, credendo sia giusto, non è peccato. Il male si diffonde nel mondo anche per ignoranza, anche senza volere, ma il peccato è scegliere consapevolmente il proprio tornaconto o piacere anche se sappiamo che reca danno ad altri.
Nel Natale contempliamo il Figlio di Dio si è fatto uomo “per noi uomini e per la nostra salvezza”. Il modo in cui si realizza la salvezza lo mediteremo in un incontro successivo: per ora consideriamo il fatto che salvezza è prima di tutto liberazione dal peccato, dallo spirito di ribellione a Dio. La realtà oscura e terribile del peccato alla luce della redenzione diventa occasione per conoscere più profondamente il mistero di Dio che è amore (1Gv 4,16).
Nell’insegnamento della Chiesa, il peccato è un “mysterium iniquitatis”, un mistero di iniquità che non si può spiegare del tutto: qualcosa di oscuro che segna tutta la storia dell’umanità in modo terribile, come purtroppo sappiamo. Tuttavia, questo mistero di iniquità deve essere compreso in riferimento alla redenzione di Gesù Cristo. L’incarnazione è in funzione della redenzione: salvezza infatti significa innanzitutto liberazione dal male, liberazione dal peccato, anche se non si riduce a questo: è ancora di più il dono della vita divina che Cristo ha portato all’uomo.
Parlare (anche) del peccato ai bambini non vuol dire spaventarli o ossessionarli, ma aiutarli a dare il giusto senso, nel rapporto con Dio, alla scelta del bene e al rifiuto del male. Crescere, diventare grandi, comporta all’inizio la ricerca della propria autonomia e quindi anche le ribellioni hanno un ruolo importante nella vita. Ma una identità solo contrappositiva non è pienamente sviluppata; il sospetto e il rifiuto avvelenano la vita; una umanità piena si sviluppa nella fiducia, nella capacità di donarsi e consegnarsi in una relazione di amore.
Imparare a dire sì al bene, anche costoso; imparare a riconoscere i propri sbagli e pentirsene, sostenuti dalla fiducia che si può fare affidamento sulla comprensione e il perdono; non chiudersi nell’autocondanna, ma chiedere scusa e riconciliarsi: questo è educare al senso del peccato nella relazione, e non al senso di colpa paralizzante nella auto condanna. La colpa chiede espiazione, il peccato, invece, perdono e riconciliazione.


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