Meditazione 3^ domenica di Quaresima 08/03/2026

I vangeli della terza, quarta e quinta domenica di quaresima dell’anno A sono stati scelti in vista dei cosiddetti “scrutini battesimali”, una catechesi sul peccato e sul battesimo per coloro che saranno battezzati nella notte del Sabato Santo, e ovviamente anche per tutti noi.
Cosa ci insegna a questo proposito l’incontro di Gesù con la donna samaritana? L’evangelista non va a curiosare nei peccati di questa donna, ma quel che probabilmente era chiaro per i suoi primi lettori, per noi dev’essere esplicitato.
Aveva avuto cinque mariti e quello che aveva in quel momento non era suo marito. Potremmo quindi pensare che fosse una specie di “mangiatrice di uomini”, ma non è proprio così. Le donne di quel tempo e di quel popolo non avevano il diritto di separarsi dal marito. Solo i maschi, se nella moglie trovavano “qualcosa di vergognoso”, potevano ripudiarla dandole un documento che a sua volta dava a lei la possibilità di sposarsi con un altro uomo, se ne trovava uno. Altrimenti, per una donna sola, la vita poteva essere difficilissima.
Questa donna di Samaria era stata quindi ripudiata, scacciata, quattro o cinque volte; altrettante volte, però, aveva trovato qualcuno che la prendesse con sé, ma non per molto. Non sappiamo perché i suoi matrimoni durassero così poco: scarterei l’infedeltà, perché altrimenti sarebbe stata lapidata. Io me la immagino come una bella donna con un carattere molto difficile, reso sempre più spigoloso dagli abbandoni che aveva subito. Di certo – lo capiamo da questo dialogo – non aveva paura di aprire bocca anche in modo provocatorio, e questo agli uomini di allora non piaceva: una moglie doveva essere sottomessa al marito. Qualunque fosse il motivo di questa sua tormentata vicenda matrimoniale e personale, da essa posso ricavare almeno due insegnamenti sul peccato.
Il primo: anche i peccati personali, “individuali”, sono in realtà collegati alle altre persone e ai loro peccati. I difetti di questa donna saranno stati reali, ma si combinavano con il dispotismo dei suoi mariti che non la amavano davvero, visto che erano arrivati a ripudiarla quando hanno deciso che questo rapporto non era conveniente per loro. Il peccato è una palude dove sono impantanate insieme tante persone che però tra loro non si aiutano, ma anzi si ostacolano a vicenda.
Il secondo: il peccato è spesso ripetitivo; i nostri peccati sono sempre gli stessi perché noi siamo sempre gli stessi. I peccati si radicano nelle nostre debolezze – che non cambiano – ed è difficile venirne fuori anche perché spesso vorremmo trovare una soluzione, però senza cambiare noi stessi. Forse questa donna credeva che se fosse riuscita finalmente a trovare “la persona giusta”, i suoi problemi si sarebbero risolti, ma se i problemi erano dentro di lei, la soluzione non poteva essere trovata là fuori.
Questo brano però è stato scelto anche per darci un insegnamento sul battesimo.
Andare tutti i giorni al pozzo ad attingere acqua, qui diventa il simbolo di una sete che non può mai essere saziata, una sete di amore che in questa donna non trovava mai la fonte giusta, perché la fonte “giusta” non c’era: se ci si aspetta che siano gli altri a rispondere alle nostre attese, ci si condanna da soli a una perenne frustrazione. Ma chi comprende cosa ha fatto Gesù morendo e risuscitando per noi, con gratitudine può decidere di seguirlo nel battesimo, morendo alla vita vecchia che mette al centro il proprio io, i propri bisogni, le proprie attese e pretese e rinascendo alla vita nuova come quella del Signore, fatta di servizio e di amore. In questo modo diventa una sorgente per sé e per gli altri: dando amore e gioia gratuitamente agli altri, trova amore e gioia anche per sé. «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,13-14).


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