Meditazione 33^ domenica del tempo ordinario 16/11/2025

Quelli che corrono la maratona (io non ci ho mai provato) dicono che intorno al trentesimo chilometro si va a sbattere contro il “muro del maratoneta”. Ovviamente non è un muro fisico, ma è un momento della corsa nel quale all’improvviso l’atleta sente una grandissima fatica che lo rallenta o addirittura lo ferma.
Non esiste solo nella maratona: c’è anche nella vita. Solo che nella vita non ci sono cartelli e nessuno ti può dire se sei al trentesimo chilometro o al terzo o al quarantunesimo. Sai soltanto che prima o poi, a un certo punto della vita, della professione, della famiglia, del sacerdozio, del matrimonio o di qualunque impresa a lungo termine, tutto diventa pesante e difficile. Può sorgere la tentazione di cambiare strada, se c’è ancora qualche energia da spendere, oppure rinunciare a correre, cioè tirare avanti in un modo o nell’altro, senza più metterci impegno.
Il brano del Vangelo di questa domenica si conclude con le parole: «Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita». La perseveranza permette di non buttare via tutto quello che si è fatto, anche se non è riuscito come si sarebbe voluto, anche se è tutt’altro che perfetto. Anche se le illusioni a un certo punto si manifestano per quello che sono, anche se le nostre azioni non sono un distillato di Vangelo, possiamo sempre offrire a Dio la nostra povertà, come le due monetine della vedova nel tesoro del tempio.
Questo brano di Vangelo illumina due aspetti della perseveranza. Il primo è abbastanza ovvio: consiste nella capacità di affrontare prove molto dure. Gesù nomina guerre, rivoluzioni, terremoti, carestie, pestilenze, fatti terrificanti, persecuzioni, e aggiunge: «Avrete allora occasione di dare testimonianza». La fede si testimonia nelle prove, non quando va tutto bene.
D’altra parte, però, la perseveranza non consiste solo nella forza di volontà, nella capacità di “tenere duro”, di stringere i denti, di andare avanti costi quel che costi. C’è anche un aspetto di scoperta, di rivelazione, di evoluzione positiva nella perseveranza. All’inizio del brano (nella parte omessa dalla liturgia odierna) a quelli che ammirano la magnificenza del tempio di Gerusalemme Gesù predice la sua distruzione e poi mette in guardia i suoi discepoli contro gli impostori che verranno nel suo nome.
All’inizio di un cammino è quasi inevitabile crearsi qualche illusione, appoggiare la propria fiducia su qualcosa di affascinante come un tempio splendido o persone che sembrano capaci di rispondere a tutte le nostre domande e attese. Ma dopo che si è andati a sbattere contro quel muro invisibile, e tuttavia realissimo, si può cominciare a oltrepassare i muri del tempio per avvicinarsi al Dio vivente, istruiti non più soltanto da pedagoghi umani, ma dal Maestro interiore.
Verso la fine della sua vita San Paolo scriveva al suo carissimo Timoteo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede» (2Tm 4,7). Ha combattuto, ma non ha sempre vinto: ha subito anche diverse sconfitte. Ha corso, ma lo hanno anche imprigionato e incatenato. Tuttavia, anche grazie a queste battute d’arresto e a queste prove, la sua fede si è fatta più profonda e, come aveva scritto molti anni prima, è arrivato a «conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti» (Fil 3,10-11).


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