Meditazione 4^ domenica di avvento 24/12/2023

Come avviene in tutte le domeniche, anche oggi la prima lettura è collegata al Vangelo. Il brano evangelico è quello dell’annunciazione, in cui l’angelo Gabriele dice a Maria che «Dio gli darà [al suo figlio] il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». È proprio un riferimento alla profezia di Natan, rivolta al re Davide, riportata nella prima lettura: «Io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio. La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a me, il tuo trono sarà reso stabile per sempre».
Cosa poteva capire Davide? Come poteva interpretare quella promessa?
Davide, e molti altri dopo di lui, hanno pensato che la sua dinastia non si sarebbe mai interrotta e che il suo regno sarebbe durato per sempre. Invece, già sotto suo nipote, Roboamo figlio di Salomone, il regno si spaccò in due e meno di 400 anni dopo (586 a. C.) Gerusalemme fu conquistata da Nabucodonosor che accecò l’ultimo re di Giuda, Sedecia, e uccise tutti i suoi figli.
Fine della dinastia davidica.
Come poteva essere interpretata la parola dell’angelo Gabriele rivolta a Maria? «Concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Dato che Giuseppe discendeva da un ramo laterale della famiglia di Davide e dato che i re di Giuda venivano onorati con il titolo di figli (adottivi) di Dio, Gesù avrebbe dovuto diventare re di Gerusalemme e trasmettere per sempre il suo regno ai suoi eredi.
Invece Gesù era veramente il Figlio di Dio fin dall’eternità e il suo regno è un mondo nuovo che è già cominciato su questa terra, ma si compirà solo alla fine dei tempi. Ma questo Davide non poteva neppure immaginarlo e forse nemmeno Maria, in un primo momento, poteva cogliere tutta l’estensione della promessa di Dio.
Perché le promesse di Dio si compiono in modo così diverso da come ci aspettiamo, così diverso da sembrare che non si compiano affatto, almeno letteralmente? Per vari motivi, credo. Quelli che riesco a cogliere sono questi.
In primo luogo Dio è “sempre più grande”: più grande di quel che possiamo pensare, più grande di quel che possiamo immaginare. A noi piace capire le cose, perché una volta capite le possiamo controllare, almeno un po’. Ma nessuno può avere il controllo su Dio, nemmeno i “professionisti del sacro”. Cercare in qualsiasi modo di avere un qualche controllo su Dio è la contraffazione della fede: è peccato di superstizione.
In secondo luogo, se Dio è più grande, anche la sua parola lo è. Gesù disse ai suoi discepoli durante l’ultima cena, quindi alla fine della sua vita terrena: «Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso» (Gv 16,12). Ma allora quando? Con il procedere della storia: la parola del Signore rivela i suoi segreti quando siamo pronti a capire e a cambiare. La nostra obbedienza è limitata anche da tanti condizionamenti esterni e interni di cui siamo consapevoli fino a un certo punto, o addirittura per niente.
Inoltre, la parola del Signore ci è data per essere obbedita, non per essere strumentalizzata. Il profeta Geremia, ad esempio, fu incarcerato e frustato perché predisse la distruzione del tempio di Gerusalemme, mentre Dio aveva promesso a Salomone: «Riguardo al tempio che stai edificando, […] io abiterò in mezzo agli Israeliti; non abbandonerò il mio popolo Israele». Però aveva aggiunto: «Se camminerai secondo i miei decreti, se eseguirai le mie disposizioni e osserverai tutti i miei comandi, uniformando ad essi la tua condotta» (cf. 1 Re 6,12-13). Perciò Geremia proclamava: «Così dice il Signore degli eserciti, Dio di Israele: Migliorate la vostra condotta e le vostre azioni e io vi farò abitare in questo luogo. Pertanto non confidate nelle parole menzognere di coloro che dicono: Tempio del Signore, tempio del Signore, tempio del Signore è questo!» (Ger 7,3-4). Ovviamente non fu ascoltato e il tempio fu distrutto. Ma fu Dio che mancò alle sue promesse o furono gli uomini?
Nella seconda lettera ai Corinzi San Paolo scrive: «Tutte le promesse di Dio in lui [Cristo] sono divenute “sì” [= si sono adempiute]» (2 Cor 1,20). Nel Natale del Signore noi adoriamo il compiersi delle promesse di Dio, e anche se ancora non vediamo e non comprendiamo tutta la pienezza del dono di Dio, sull’esempio di Maria accogliamo nella fede e nella speranza la sua parola, sicuri che la piena realizzazione delle sue promesse sarà più grande e più gioiosa di quel che possiamo desiderare e immaginare.


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