Dopo averci proposto le beatitudini domenica scorsa, la liturgia prosegue nel farci ascoltare il discorso della montagna. Il Vangelo di oggi dice: «Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». Siccome non è la prima volta che ascoltiamo questo discorso e sappiamo come prosegue, cogliamo subito un’apparente contraddizione con una frase che troviamo all’inizio del capitolo successivo: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli». Come tenere insieme questi due insegnamenti di Gesù?
Credo che la contraddizione sia solo apparente perché nella prima frase, quella del brano di oggi, Gesù fa una constatazione: «Voi siete – non: siate – la luce del mondo e il sale della terra». Se i suoi discepoli – cioè noi – cercano con umiltà di mettere in pratica i suoi insegnamenti, gli altri si accorgono di aver incontrato qualcuno di speciale, qualcuno che vive in modo diverso. Ma fa parte di questa “diversità” anche il non farsi pubblicità, il nascondimento. Perché oggi invece sono moltissimi quelli che pubblicizzano su tutti i media quel poco o tanto che fanno: o perché vogliono qualcosa (il voto alle elezioni, un contributo in denaro), o perché hanno bisogno di essere ammirati o di sentirsi migliori degli altri. Chi cerca queste cose – dice Gesù – ha già ricevuto la sua ricompensa.
Invece ai suoi discepoli Gesù dice: «Vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». Non glorifichino voi, ma il Padre vostro. C’è sempre il pericolo di mettersi in mostra, di se-durre, cioè di attirare a sé invece che a Dio. Da qui nasce il pericolo ancora più grande di dare scandalo, perché se uno si propone come esempio, come modello, e poi cade…
Purtroppo nella Chiesa negli ultimi decenni ci sono state molte persone ritenute sante o quasi – fondatori di comunità e di movimenti, personaggi pubblici affascinanti – che di nascosto hanno commesso reati e abusi gravissimi. Per me è stato un grande dolore scoprire che certe persone che stimavo moltissimo in realtà erano diverse da come le avevo credute. Allora mi è tornato in mente quel brano del profeta Geremia che dice: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, che pone nella carne il suo sostegno […] Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è sua fiducia. […] Più fallace di ogni altra cosa è il cuore e difficilmente guaribile; chi lo può conoscere? Io, il Signore, scruto la mente e saggio i cuori, per rendere a ciascuno secondo la sua condotta, secondo il frutto delle sue azioni (Ger 17,5.7.9-10).
Solo Dio conosce fino in fondo il nostro cuore, ma sono le nostre scelte e le nostre azioni che rivelano chi siamo davvero. Nella nostra società si dà sempre più importanza all’immagine, non solo delle persone, ma anche delle istituzioni, però una bella immagine esteriore non sempre è garanzia di un buon contenuto. Le immagini possono ingannare facilmente, le opere invece sono fatti concreti. Perciò Gesù dice: “Vedano le vostre opere buone”, non voi, ma le vostre opere, “e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli”: lodino Dio con certezza, gli uomini con prudenza.
Meditazione 5^ domenica del tempo ordinario 08/02/2026
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