Meditazione Corpus Domini 07/06/2026

La Chiesa celebra oggi la festa del Corpo e Sangue di Cristo. Tutte le domeniche – o perfino tutti i giorni – siamo invitati a nutrirci del Corpo eucaristico di Cristo, ma oggi in modo speciale siamo chiamati a meditare e adorare questo dono.
Quando Gesù ha scelto nell’ultima cena di spezzare il pane e farlo mangiare ai suoi discepoli, accompagnando questo gesto con le parole: «Prendete, questo è il mio corpo» (Mc 14,22), ha compiuto un gesto simbolico, secondo l’uso dei profeti che lo avevano preceduto. “Simbolico” non significa che il suo dono non sia reale: il pane eucaristico è veramente Corpo di Cristo, ma è una trasformazione che non avviene a livello chimico. Consegnando se stesso nel pane spezzato e mangiato Gesù voleva dire qualcosa che noi dobbiamo cercare di comprendere con la mente e con il cuore, anche se il suo dono è così grande che non arriveremo mai a capirlo tutto.
Mangiare significa nutrirsi e anche nel linguaggio comune a volte usiamo questa metafora: che cosa mi nutre? Ovvero: che cosa mi dà energia, forza e voglia di vivere? Per qualcuno magari è il proprio lavoro, svolto con passione; per qualcun altro potrebbe essere il successo, l’ammirazione degli altri (ma è un nutrimento tossico!); per altri ancora è la relazione con le persone amate…
Ognuno cerca e trova il proprio nutrimento per attraversare meglio che può il deserto della vita, e Gesù ci offre un pane, un nutrimento che non soltanto sostiene la nostra vita, ma la trasforma.
Come scrive San Paolo ai Galati: «Questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» (Gal 2,20). Sapere e ricordare che sono amato fino al punto che il Figlio di Dio si è consegnato alla morte per me, mi dà la forza e le motivazioni per vivere, cercando ogni giorno di corrispondere a questo amore. Il Corpo di Cristo spezzato sulla croce nell’Eucaristia diventa il nutrimento, il vero pane che mi dà la forza di vivere. Ma non sono io che assimilo questo cibo: è lui che mi assimila, che poco a poco mi rende simile a sé.
Dice ancora San Paolo nello stesso versetto: «Non vivo più io, ma Cristo vive in me» (Gal 2,20).
Questo non avviene per magia, ma attraverso un cammino, come quello del popolo di Dio nel deserto dell’Esodo. Come ricorda la prima lettura di oggi: «Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore» (Dt 8,2). Non era Dio a voler sapere quel che c’era nel cuore del suo popolo: lo sapeva già. Era il popolo che attraverso le prove doveva scoprire se stesso. Anche noi scopriamo solo un po’ alla volta chi siamo veramente. Il cammino della vita non è sempre un deserto, ma non è nemmeno una passeggiata. Se si cerca di fare qualcosa di buono, emerge un po’ alla volta tutto quello che abbiamo nel cuore, e non è sempre una bella scoperta. Oltre al bene e al desiderio del bene ci sono anche le infedeltà, le paure, le pigrizie e altro ancora. Ma c’è anche qualcosa che ci nutre e ci “assimila”, ci rende simili a sé, ed è l’amore di Dio manifestato nella croce del Signore Gesù, di cui l’Eucaristia è il memoriale, la celebrazione che rende presente e operante il dono della vita di Cristo Signore.
Adoriamo allora il Corpo e Sangue del Signore, ma soprattutto alimentiamo la nostra vita con l’amore di Colui che ha dato tutto se stesso e ci trasfigura a sua immagine.


Pubblicato

in

da

Tag: