In questa domenica si celebra la dedicazione (“consacrazione”) della Basilica Lateranense perché la cattedrale del Papa è la chiesa di San Giovanni in Laterano, non San Pietro, come verrebbe spontaneo pensare. Si celebra quindi questa festa come segno di comunione con il Papa.
Per fortuna sono sempre più lontani i tempi in cui il Papa veniva chiamato da alcuni il “Dio in terra”: il Papa è prima di tutto un essere umano, come noi, e poi è cristiano, vescovo di Roma e capo visibile della Chiesa cattolica. Un uomo che ha ancora un certo potere ma anche enormi responsabilità. Papa Leone XIV è stato eletto da poco e già sono cominciate le critiche rivolte al suo stile e alle sue prime decisioni, come d’altra parte è successo anche ai suoi predecessori.
Non sono mancate nemmeno le calunnie, subito confutate dai fatti. La calunnia è un crimine, ma le critiche invece ci possono stare: ognuno ha le proprie idee su come e cosa dovrebbe fare la Chiesa ed è giusto che le possa esprimere; il modo in cui poi le esprime – più o meno rispettoso, più o meno motivato – dipende dalla sua educazione e dalle sue competenze. Come cristiani non siamo chiamati a sospendere il nostro giudizio o a spegnere il cervello, ma è segno di intelligenza anche il non dare per scontato di avere sempre ragione, non scambiare la propria opinione per una verità incontestabile. E poi, chi si riconosce membro della Chiesa è tenuto all’obbedienza, almeno per quanto riguarda la fede e la morale. Per quanto riguarda la politica (perché anche i Papi fanno politica) non è detto che lo Spirito Santo si voglia occupare di alleanze e strategie.
Al Papa bisogna voler bene e ascoltarlo possibilmente senza il filtro di commenti già orientati e di “riassunti” strategici, insomma senza pregiudizi. Ognuno può avere non solo le proprie idee ma anche le proprie simpatie e antipatie, più o meno motivate: ci sta, anche se il colore delle scarpe indossate dal Papa a me personalmente non sembra un gran criterio per giudicare un pontificato.
Mi viene in mente anche un’altra immagine, più o meno connessa alla festa di oggi. Nella basilica superiore di Assisi, nel ciclo di affreschi dipinto da Giotto raffigurante la vita di San Francesco, ce n’è uno intitolato Il sogno di Innocenzo III che illustra un brano della Legenda maior (III,10): “Come il papa vedeva la basilica lateranense esser già prossima alla rovina; la quale era sostenuta da un poverello (si intende il beato Francesco), mettendole sotto il proprio dosso perché non cadesse”.
Nella parte destra del dipinto è raffigurato il Papa Innocenzo che dorme nel suo letto sotto il baldacchino, sorvegliato da due guardie (di cui una addormentata). Il sogno del Papa è raffigurato nella parte sinistra dell’affresco: la basilica del Laterano sta crollando, ma San Francesco la sostiene sulle sue spalle salvandola dal crollo. In quel sogno, quell’edificio rappresentava tutta la Chiesa in un periodo molto difficile: a salvarla dal disastro non fu il Papa, ma un uomo illetterato e senza potere che ha cercato di mettere in pratica il Vangelo; non un padre ma un “fratello minore” che però volle essere ubbidiente al Papa. Anche oggi la Chiesa sta vivendo un periodo molto difficile, ma Dio non la lascerà crollare: sarà il Vangelo a tenerla in piedi, incarnato da persone semplici senza altra forza all’infuori della loro fede e di una vita coerente con esso, determinate a mantenersi in comunione con la Chiesa e non in contrapposizione con essa.

