Natale ed Epifania sono in realtà un’unica festa celebrata rispettivamente in occidente e in oriente, ma mentre in occidente si sottolinea la nascita di Gesù (Natale), nelle chiese orientali si sottolinea la sua manifestazione al mondo e quindi a tutti i popoli (pagani) rappresentati dai Magi. La parola ‘Epifania’ significa infatti “manifestazione”: manifestazione del Figlio di Dio, ma non solo.
Nella seconda lettura, infatti, tratta dalla Lettera agli Efesini, si parla anche della manifestazione di un “mistero”: «le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità [del popolo eletto, degli Ebrei], a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo» (Ef 3,5-6). Ciò che viene manifestato, allora, non è solo il Figlio di Dio, ma il disegno di salvezza del Padre che vuole ricondurre tutto a unità: tutti gli esseri umani tra loro e l’umanità con sé, con Dio.
La creazione è iniziata separando: la luce dalle tenebre, le acque superiori da quelle inferiori, il mare dalla terraferma. L’umanità è stata creata separando il maschile dal femminile, perché ci potesse essere relazione. La religione di Mosè distingue e separa il puro dall’impuro. Israele, in questo mondo, è separato dagli altri popoli e anche al suo interno alcuni individui sono stati separati con una chiamata, una vocazione, per una missione particolare a vantaggio di tutti.
Anche la nostra vita è fatta così: la nascita è separazione dal corpo della madre e la crescita è una progressiva individuazione. La conoscenza, in tutte le discipline, si fa distinguendo. Separare e dividere è necessario, ma resta in noi anche l’anelito e il bisogno dell’unità: difatti le divisioni interiori e la solitudine fanno soffrire; ci si innamora cercando l’unione con un’altra persona; ci si associa volentieri con chi condivide le nostre idee… Così pure il piano di Dio mira a ricomporre l’unità: unità interiore, tra le persone, tra i popoli e unità di tutta l’umanità con Dio. Nell’ultima cena Gesù ha pregato perché tutti i suoi discepoli «siano “uno” come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi […]; siano “uno” come noi siamo “uno”» (Gv 17,21-22).
Questa unità si compirà perfettamente nel regno di Dio e non può essere forzata omologando le differenze e imponendo un “pensiero unico”, ma dev’essere il frutto di tante libertà che si donano e convergono nella ricerca del bene. L’unità non sarà mai uniformità, ma arricchimento reciproco grazie ai doni di ciascuno, condivisi e quindi valorizzati.
I Magi d’oriente che vengono da lontano per adorare il Bambino portando doni sono il simbolo, l’anticipazione e la manifestazione di questo disegno di salvezza del Padre che ci vuole condurre all’unione tra noi e con sé. Per questo celebriamo l’Eucaristia, perché noi che ci nutriamo del corpo e sangue di Cristo diventiamo in lui un solo corpo e un solo spirito (cf. preghiera eucaristica III). Per questo siamo invitati a gareggiare nello stimarci a vicenda (cf. Rm 12,10). Per questo dovremmo ripudiare ogni forma di violenza e divisione, piccola o grande: dalle accuse e insulti sui social fino alle guerre.
Oggi si è manifestata al mondo una grande luce che annuncia che un giorno, nella carità, tutti saremo “uno”, tra noi, con Cristo e in Dio.
Meditazione Epifania 06/01/2025
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