Meditazione Esaltazione della S. Croce 14/09/2025

Il nome della festa di oggi proviene dal VI secolo e per molti ha bisogno di una spiegazione: si chiama Esaltazione (della Croce) nel senso di innalzamento. Infatti, la storia leggendaria dice che Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, grazie a una rivelazione particolare, proprio il 14 settembre 327 ritrovò la vera croce di Cristo e il vescovo di Gerusalemme la innalzò di fronte al popolo perché fosse venerata.
Anche il brano evangelico è uno dei passi del Vangelo di Giovanni in cui si parla dell’innalzamento di Gesù sulla croce, e precisamente quello in cui lo si mette in relazione a un episodio un po’ misterioso del Primo Testamento narrato nel libro dei Numeri, quando Dio disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita» (Nm 21,48). Già i sapienti ebrei nella Mishnà commentavano questo brano dandogli un significato allegorico: «E che, un serpente fa morire o un serpente fa vivere? Ma ogni volta che Israele si volgeva all’alto, e assoggettava il proprio cuore al Padre suo che è nei cieli, era guarito. Se no, periva» (Rosh ha-Shanà 3,8). Mosè non ottenne da Dio che i serpenti velenosi sparissero e smettessero di mordere, ma ottenne un miracolo forse più grande: insegnò al suo popolo ad alzare lo sguardo, a guardare al serpente, alla causa di morte, con fede in Dio.
Anche la croce di Gesù è segno di morte, e di una morte violenta, ingiusta e crudele. Siamo così abituati a vederla rappresentata in chiesa e nelle nostre case che quasi non ce ne accorgiamo più.
Ma quando la croce entra nella nostra vita, allora sentiamo tutta la giusta repulsione nei confronti del male e anche noi, come Israele nel deserto dell’esodo, chiediamo di essere liberati. A volte veniamo esauditi, altre volte invece siamo chiamati a innalzare lo sguardo, a considerare la nostra croce mettendo con fiducia la nostra vita nelle mani di Dio. Allora quel che poteva essere causa di morte diventa strumento di guarigione interiore. Infatti la prova, il dolore, la croce possono essere l’occasione per far emergere una domanda: a quale Dio credo? Al Dio da cui posso sperare un certo successo, una certa alleanza, di cui mi posso servire a mio vantaggio, oppure credo al Dio che dà la vita se affido a lui tutto me stesso, il mio progetto di vita e il mio futuro? Gesù ci ha detto: chi perde la propria vita la troverà, ma chi invece vuole trovarla tenendola chiusa in se stesso e non si affida, la perderà.
Credo che in molti abbiamo sperimentato che il dolore può cambiare una persona in peggio o in meglio. Se ci è data la grazia di vivere anche il dolore con fede, senza chiuderci nella rabbia o in una rassegnazione passiva, la nostra vita viene innalzata a un livello superiore, al di sopra delle logiche dell’utilità e del tornaconto personale.
L’esaltazione, l’innalzamento della Croce è invito a innalzare il nostro sguardo e quindi la nostra mentalità, la nostra vita, lasciandoci attirare in alto dal dono della vita di Cristo che contempliamo nel crocifisso e celebriamo nell’Eucaristia.


Pubblicato

in

da

Tag: