Meditazione Immacolata 08/12/2025

Recentemente, il 4 novembre, il Dicastero per la Dottrina della Fede, con l’approvazione di Papa Leone, ha pubblicato una nota dottrinale intitolata Mater Populi fidelis su alcuni titoli mariani riferiti alla cooperazione di Maria all’opera della salvezza. Ne sono seguite accese polemiche perché il documento riconosce in Maria la prima e massima collaboratrice dell’opera della Redenzione e della grazia, ma definisce inappropriato (n. 22) per lei il titolo di Corredentrice (con il quale pure è stata invocata anche da alcuni Papi) a causa del pericolo di oscurare il ruolo esclusivo di Gesù Cristo nella redenzione del genere umano. Più sfumato è il giudizio su altri titoli, come quello di Mediatrice di tutte le grazie, che possono avere un significato teologicamente corretto, ma hanno anche dei limiti che non facilitano la corretta comprensione del ruolo unico di Maria (n. 67). Il documento è lungo e molto argomentato, ma ha scatenato ugualmente l’ira di molti devoti (chissà quanti però lo avranno letto per intero e lo avranno capito?) che temono voglia in qualche modo sminuire il ruolo della Vergine Maria nella vita della Chiesa e nell’opera della redenzione.
A proposito della festa di oggi, il documento afferma: «Il dogma dell’Immacolata Concezione pone in risalto il primato e l’unicità di Cristo nella Redenzione, perché la prima dei redenti è anch’essa redenta da Cristo e trasformata dallo Spirito prima di qualunque possibilità di un’azione propria. In questa speciale condizione di “prima redenta” da Cristo e di “prima trasformata” dallo Spirito Santo, Maria può cooperare più intensamente e profondamente con Cristo e con lo Spirito, convertendosi in prototipo, modello ed esempio di ciò che Dio vuole realizzare in ogni persona redenta» (n. 14).
Non si vuole quindi sminuire il ruolo di Maria santissima nell’opera della redenzione, ma si cerca di farlo comprendere bene. Un tempo si diceva: “De Maria numquam satis”, vale a dire che non si doveva mai temere di esagerare nell’esaltare la Madonna. Il massimo di questa tendenza forse è stato il libro di Leonardo Boff “Il volto materno di Dio” che proponeva di considerare Maria come l’incarnazione dello Spirito Santo, così come Gesù è l’incarnazione del Figlio di Dio. Ma per la genuina fede cristiana Maria non è Dio: «Maria occupa un posto unico nel cuore della madre Chiesa» (n. 28) proprio perché ha vissuto perfettamente, come nessun altro, la sua condizione di creatura, non di divinità.
Dunque ha o non ha un ruolo di mediazione nell’opera della nostra salvezza? Il documento afferma con chiarezza che «l’unicità della mediazione di Cristo è “inclusiva”, vale a dire, che Cristo rende possibili diverse forme di mediazione nel compimento del suo progetto salvifico perché, nella comunione con Lui, tutti possiamo essere, in qualche modo, collaboratori di Dio, “mediatori” gli uni per gli altri (cf. 1Cor 3,9). Tutta la storia biblica è storia di mediazioni: Abramo riconosce in Melchisedek un mediatore e tenta egli stesso di esserlo per Sodoma; Mosè è il mediatore per eccellenza nell’Alleanza e dopo di lui i profeti sono dei mediatori e una funzione simile hanno per il popolo i primi re. Ma neIla Bibbia ci sono anche mediazioni sbagliate, cioè che si frappongono come una barriera: sono quelle nate non dal disegno di Dio ma dall’immaginazione dell’uomo.
Mediazioni apparentemente religiose, perché vogliono riempire religiosamente lo spazio che la fede lascia vuoto, ma in realtà sono idolatriche. Il caso più famoso è il vitello d’oro: facendosi quel vitello gli ebrei non volevano cambiare dio, ma riempire con una immagine allora abbastanza consueta quel vuoto costituito da un Dio non rappresentabile e non pronunciabile. Il risultato? Un idolo frutto della mente umana.
In molte antiche religioni esiste il paredro, termine di origine greca che significa “chi siede accanto”: una divinità il cui culto è associato a un’altra, generalmente di maggiore importanza e di sesso opposto. Una devozione poco illuminata può tentare di trasformare Maria in una specie di paredra divina, mentre la sua vera grandezza è la sua umiltà e il suo ruolo nell’opera della salvezza è riassunto in un versetto del Vangelo: «Dice la madre sua ai servitori: “Fate quello che egli vi dirà”» (Gv 2,5).
Il documento Mater Populi fidelis lo ribadisce con chiarezza al n. 22: «Il pericolo di oscurare il ruolo esclusivo di Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo per la nostra salvezza, l’unico capace di offrire al Padre un sacrificio di infinito valore, non costituirebbe un vero onore alla Madre. In effetti, ella come “serva del Signore” (Lc 1,38), ci indica Cristo e ci chiede di fare “qualsiasi cosa Lui vi dica” (Gv 2,5)».


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