Il titolo di Madre di Dio, con il quale la festa del primo dell’anno onora Maria Santissima, ha origini molto antiche. Nel 431 il Concilio di Efeso stabilì di onorare Maria con questo titolo perché da lei fu generato Gesù, vero Dio e vero uomo. Ovviamente, Maria non ha generato la divinità, ma la persona di Gesù che è inscindibilmente vero Dio e vero uomo. Le dispute teologiche dei primi secoli del cristianesimo erano tutte centrate su questo punto: come può l’uomo Gesù essere Dio?
O come può Dio diventare veramente un uomo, e non solo sembrare tale?
Sembra una questione d’altri tempi: chi perderebbe tempo oggi a discutere queste cose? Invece, appena poche settimane fa, a novembre, è stato pubblicato il libro di Vito Mancuso “Gesù e Cristo” che ha suscitato un grande dibattito tra i credenti e non solo tra loro. È un libro di 780 pagine che – chiedo scusa per la semplificazione – parte dall’affermare che il Gesù storico non coincide con il Cristo della fede, per arrivare a proporre un “neo cristianesimo” centrato principalmente sull’impegno morale. Non voglio qui discutere un libro per altro molto documentato e argomentato che prende le distanze dalla fede cristiana cattolica: mi preme soltanto sottolineare l’attualità di una questione che si riteneva morta e sepolta in un passato lontanissimo e che invece continua a riemergere, sia pure in modi e occasioni diverse.
La fede cristiana professa che quell’uomo storico, concreto – e quindi limitato – non è solo un profeta e nemmeno uno dei “quattro maestri” più grandi dell’umanità, per riprendere il titolo di un altro libro di Mancuso. Gesù è non solo il Messia, il Cristo, ma è il Figlio di Dio, è Dio.
Questo può significare, tra l’altro, che la nostra condizione umana così limitata, condizionata e ferita, può essere vissuta divinamente: il Figlio eterno di Dio ci ha mostrato come si può vivere da figli di Dio nella nostra umanità, senza sfuggire al dolore, alla morte e ad altri mali, come la sopraffazione e l’ingiustizia.
Contemporaneamente ci ha fatto conoscere anche qualcosa di Dio: «È in Cristo che abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9). Qualcuno ha detto che non dovremmo affermare “Gesù è Dio” perché in una frase come questa il soggetto, sconosciuto, viene qualificato dal predicato, conosciuto. Ad esempio, se non conoscete Giorgio e qualcuno vi dice che “Giorgio è un sacerdote”, quel che sapete sui sacerdoti vi permette di sapere anche qualcosa su Giorgio. La frase “Gesù è Dio” starebbe a significare che noi sappiamo cosa vuol dire ‘Dio’ e lo applichiamo a Gesù, per sapere qualcosa di lui. Ma «Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato» (Gv 1,18). In altre parole, quel che sappiamo di Dio è solo ciò che abbiamo visto e udito di Gesù, perciò non dovremmo dire: “Gesù è Dio”, ma “Dio è Gesù”.
Ci riesce difficile accettare che Dio sia stato concepito e portato in grembo per nove mesi da una donna, che sia stato partorito e allattato, che abbia dovuto imparare a parlare e camminare… La nostra ragione non ci dice questo e la nostra immaginazione non sarebbe bastata per escogitare una cosa del genere. Che un neonato tra le braccia di sua madre sia Dio è totalmente fuori dai nostri schemi mentali, ma se lo accettiamo come vero, allora cambia non solo il nostro modo di pensare Dio, ma anche il nostro modo di valutare la nostra umanità e di viverla.
Maria Santissima è Madre di Dio e di un’umanità nuova, che è anche la nostra.
