Il Vangelo della notte di Natale racconta l’annuncio degli angeli ai pastori. A quel tempo i pastori erano ritenuti ladri e bugiardi per definizione, tanto che non potevano nemmeno testimoniare in tribunale. Possiamo chiederci perché Dio si è scelto questi testimoni, squalificati in partenza, per annunciare al mondo la nascita del suo Figlio: nessuno avrebbe creduto alla loro testimonianza.
Credo che la risposta si trovi continuando a leggere il Vangelo: Gesù è stato un Messia nascosto, non voleva farsi pubblicità, non si è mostrato al mondo con segni straordinari, non si è messo a volare gettandosi dal pinnacolo del tempio, come gli suggeriva il tentatore. Ci ha insegnato a praticare il bene senza farsi pubblicità e lui stesso ha seguito questa regola. Oggi sono in tanti, anche nella Chiesa, quelli che cercano strumenti di comunicazione sempre più potenti, ma Dio non ha scelto questa strada. Gesù non si è rivelato all’imperatore, né al re Erode, né al sommo sacerdote e neppure a tutto Israele o almeno alla città di Gerusalemme, ma ai più poveri dei poveri che non avrebbero potuto convincere nessuno. Il regno di Dio è come un seme che cresce senza far rumore.
Inoltre, Dio per rivelarsi ha scelto i pastori anche perché erano gli ultimi, proprio perché erano gli ultimi. Se il Salvatore del mondo avesse salvato solo alcuni, magari i migliori, se la salvezza non fosse arrivata fino agli ultimi, che salvezza sarebbe stata?
E ancora, il Figlio di Dio è diventato povero tra i poveri e in questo modo ha assunto su di sé la nostra umanità debole, senza trucchi né scorciatoie, perché anche noi impariamo ad abbracciare la nostra debolezza. In questo modo ci ha fatto capire che la salvezza non consiste nel superare o cancellare la nostra povertà, nel raggiungere la forza e il potere che il mondo desidera, ma nella accettazione dei nostri limiti, affidandoli e affidandoci a Dio.
Gli angeli cantavano “Pace in terra agli uomini (anthropoi = esseri umani, non i maschi) della eudokia”. Eudokia significa alla lettera “buon volere”, per questo San Girolamo tradusse in latino questo termine con “bonae voluntatis”, buona volontà. Ma molto più probabilmente questa parola si riferisce a Dio e quindi la frase significa “Pace in terra agli umani (oggetto) del buon volere, della benevolenza (di Dio)”. Insomma: pace in terra agli umani che Dio ama. Quali? Non i migliori, non quelli che hanno buona volontà rispetto a quelli che non ce l’hanno, ma tutti quelli che Dio ama: tutti, anche i poveri pastori, sporchi e (ritenuti) cattivi.
E poi, pensandoci bene, anche i personaggi più importanti dell’Antico Testamento erano pastori di pecore: Abramo, Isacco e Giacobbe erano pastori; Mosè era pastore e anche il re Davide da ragazzo era un pastorello. Gesù stesso disse di sé che era “il bel pastore”, cioè il pastore ideale.
Anche tra i pastori, tra quelli che il mondo disprezza, ci possono essere quelli che Dio sceglie per le missioni più difficili: i suoi criteri non coincidono con i nostri.
Meditazione Notte di Natale 24/12/2025
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