Meditazione Pasqua 05/04/2026

Anche se Gesù aveva predetto la sua risurrezione, i discepoli non avevano compreso le sue parole, perciò questo evento è stato per loro totalmente inatteso. Proprio mentre stavano chiusi nel cenacolo impauriti e disperati, la risurrezione è avvenuta a loro insaputa e se ne sono accorti soltanto dopo, quando ormai il corpo di Gesù non era più nel sepolcro. Credevano che tutto fosse finito con la crocifissione; pensavano che tutto ciò in cui avevano creduto e sperato fosse ormai perduto, mentre invece – nella notte – Dio aveva risuscitato Gesù. La risurrezione, perciò, è stata iniziativa e dono di Dio: pura grazia. Non è stata preparata né tantomeno costruita dal loro impegno. Tutto era finito, ma tutto è ricominciato per iniziativa di Dio. Il Dio che ha creato dal nulla l’universo ha dato inizio come dal nulla a una nuova creazione, ha fatto ripartire la corsa del Vangelo lì dove le forze umane non potevano più nulla.
Questo è vero non soltanto nella risurrezione di Gesù, ma a volte si ripete anche nella nostra vita: proprio quando una strada sembra (ed è) definitivamente chiusa, quando le nostre risorse sono esaurite, quando sperimentiamo il fallimento, la fine di iniziative e relazioni nelle quali abbiamo creduto e sperato, Dio prende l’iniziativa di creare qualcosa di nuovo, di inedito, dal “nulla” delle nostre intenzioni e delle nostre forze.
La morte non è l’ultima parola. L’ultima parola appartiene a Dio e alla sua forza creatrice che spesso si manifesta quando umanamente non c’è più nulla da sperare.
Anche nella cronaca di questi giorni, che è già storia, i segni di morte sono così tanti da farci dubitare che esista una via d’uscita. In realtà, la storia umana è sempre stata così: è una storia di sopraffazione, di violenza e di morte. E sarà sempre così: il libro dell’Apocalisse che parte dalle parole del Risorto, ci dice che il regno di Dio non sarà costruito dagli sforzi e dalla buona volontà degli uomini, non sarà il frutto di un progresso che va di bene in meglio. La nuova Gerusalemme scende dal cielo, cioè da Dio ed è un puro dono suo. La lotta tra il bene e il male continuerà fino alla fine e anzi alla fine sarà più violenta che mai, ma la morte non sarà l’ultima parola. L’ultima parola appartiene alla forza creatrice di Dio.
È facile sperare quando tutto va bene, quando ci sembra che le cose vadano secondo le nostre previsioni e le nostre attese. La risurrezione invece avviene proprio quando la nostra iniziativa appare completamente frustrata. Dobbiamo imparare a sperare nell’iniziativa e nella forza di Dio proprio quando i nostri progetti hanno fallito: questo è il momento di ripartire non contando più sulle nostre forze e sulle nostre risorse, ma soltanto in Dio.
Non stanchiamoci in questi giorni di pregare per la pace: coloro che credono di avere in mano i destini dei popoli in realtà non sanno come andranno a finire le loro iniziative che creano morte, dolore e distruzione. È Dio che ha in mano il timore della storia e anche se gli uomini abusano della libertà che hanno ricevuto, il regno di Dio verrà: le nostre preghiere saranno esaudite, forse proprio quando ci sembrerà che non ci sia più alcuna via di uscita.
La morte non è l’ultima parola: l’ultima parola appartiene a Dio ed è la risurrezione, la vita nuova.


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