Meditazione Pentecoste 24/05/2026

La Pentecoste è la festa che celebra la nascita della Chiesa, la discesa dello Spirito Santo e la ricchezza dei suoi doni: ci sono tanti contenuti dei quali si potrebbe parlare. Ne scelgo solo uno, tratto dal brano evangelico di questa festa. Il Vangelo secondo Giovanni non racconta – come gli Atti degli apostoli – la discesa dello Spirito Santo nella festa di Pentecoste, cinquanta giorni dopo la risurrezione di Gesù, ma colloca l’effusione dello Spirito proprio nel giorno della risurrezione del Signore, quando Gesù invia i discepoli con la missione di perdonare i peccati.
Se chiedessero a noi qual è la missione affidata da Gesù ai suoi discepoli, forse ci verrebbe in mente ciò che ha comandato quando ha inviato i Dodici: annunciare il Vangelo, guarire i malati e scacciare i demoni. Soprattutto annunciare il Vangelo: il perdono dei peccati forse non sarebbe la prima cosa che diremmo, anche perché sembra che oggi non siano in molti a sentirne il bisogno.
Eppure, sentirsi dire: “Sei perdonato” è una delle più grandi gioie che si possano sperimentare. Si può essere indulgenti con se stessi, consapevoli che nessuno è perfetto e che si deve accettare di essere fallibili; ci si può pentire di aver commesso qualcosa di male e decidere di correggersi per il futuro; si può chiedere perdono a chi si è fatto del male e cercare la riconciliazione, tutto questo è molto bene, ma si può anche sentire che in qualche modo non basta. Solo una parola che venga da fuori di noi, qualcosa che non possiamo produrre con i nostri sforzi ma che ci venga regalata, solo la parola del perdono ci libera del tutto dal peso di un passato sbagliato e ci apre a un nuovo inizio, libero dalla tristezza e dal sentimento di dover espiare.
“Sei perdonato” vuol dire: “Sei libero”, “Puoi ricominciare”. Non si può cambiare il passato, ma Dio si incarica, nella sua onnipotenza, di arrivare dove io non posso: guarire e porre rimedio alle conseguenze negative del male che ho compiuto, perché possa vivere come un innocente, ma senza presunzione.
È un dono così grande che alcuni dubitano di poterlo ricevere e altri addirittura lo rifiutano, anche se sembra incomprensibile, per vari motivi che spesso si rivestono di ragionamenti contorti. San Paolo dice: «Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro.
Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). È come se dicesse: “Non rifiutate questo dono, non temete che sia “troppo facile”, non barricatevi nei vostri sensi di colpa, non rifiutate l’abbraccio del Padre, non aspettate a vivere una vita nuova”.
Lo Spirito Santo elargisce molti doni; la missione che Gesù affida ai suoi discepoli comprende molti compiti, ma il perdono dei peccati, la riconciliazione con Dio, premessa e fondamento di ogni altra riconciliazione, è il dono e il compito più grande che si realizza nel battesimo e si rinnova nel sacramento della riconciliazione. È la morte dell’uomo vecchio, prigioniero delle sue colpe, e la nascita dell’uomo nuovo, libero dal fardello degli errori passati.


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