La Risurrezione
C’è stato un tempo in cui alcuni consideravano la redenzione dell’umanità definitivamente compiuta con la morte di Gesù: il debito dell’umanità era stato pagato con il suo sangue.
La risurrezione era considerata come una specie di “super miracolo”, l’ultimo e più grande segno per confermare la divinità di Gesù. Ora, senza nulla togliere al valore in sé (su cui abbiamo riflettuto in precedenza) della passione e morte di Gesù, se lui non fosse risuscitato non sarebbe il Salvatore, ma un martire in più, un esempio ammirevole e tragico, come Socrate; la morte continuerebbe a essere l’ultima parola sulla nostra vita e la speranza non avrebbe nulla su cui sostenersi. Senza la risurrezione, il Crocifisso non ci salva e la Chiesa non ha più nulla da dire: «Se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede» (1Cor 15,14); la morte di Gesù e il suo grido di angoscia “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” sarebbero rimasti senza risposta, per lui e anche per noi.
D’altra parte l’annuncio della risurrezione, senza la morte di Cristo, sarebbe una speranza senza fondamento, una proiezione delle nostre aspirazioni. Fin dalla preistoria la specie umana ha avuto la convinzione o almeno la speranza che non tutto finisca con la morte, che ci sia dopo di essa un’altra forma di vita. Ma come saperlo? Solo la risurrezione di Cristo ci conferma che il nostro desiderio di vita, di vita eterna, ha un fondamento sicuro.
Ma la risurrezione richiede prima una morte, e Gesù flagellato, crocifisso e rapassato dalla lancia è veramente morto. È la croce del Signore che ci ha aperto gli occhi sulla speranza della risurrezione. Quelli che lo hanno visto morire in quel modo non potevano inventarsi la sua risurrezione e offrire volentieri la loro vita per colui che sembrava aver deluso tutte le loro attese. Gesù fu crocifisso fuori delle mura di Gerusalemme come un malfattore e fu sepolto nella tomba nuova messa a disposizione da Giuseppe di Arimatèa.
La storia sembrava finita, i discepoli erano paralizzati dalla paura e dalla vergogna. Ma qualche settimana dopo eccoli in pubblico a proclamare, con coraggio e appassionata convinzione, che Gesù è vivo, è risuscitato, è stato innalzato alla destra di Dio come Messia e Signore dell’universo. Si sentono da lui inviati a proseguire la sua missione; per lui rischiano la vita, affrontano persecuzioni e tribolazioni d’ogni genere. Sono uomini nuovi, quasi fossero risuscitati anche loro. Dev’essere accaduto qualcosa! I discepoli affermano con sicurezza che è stato Gesù stesso a trasformarli, non una loro riflessione, immaginazione o esaltazione emotiva: si è fatto vedere vivo e ha donato loro lo Spirito Santo. Si è imposto alla loro incredulità con una sua iniziativa, con una nuova chiamata.
Interpretando l’evento pasquale alla luce di alcuni testi dell’Antico Testamento, gli apostoli proclamano: Gesù è stato «costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti» (Rm 1,4): «Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire… Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso (At 2,32-33.36).
La risurrezione non costituisce semplicemente un trionfo per Gesù, ma è causa della nostra salvezza: «È stato risuscitato per la nostra giustificazione» (Rm 4,25), cioè per “renderci giusti”, per metterci nella giusta relazione con Dio. Gesù ha ricevuto la potenza divina di dare la vita ed è diventato il capostipite della nuova umanità, il nuovo Adamo, che ci fa rinascere come figli di Dio e conduce il mondo alla sua perfezione. Per noi quest’uomo storico è non solo una guida morale, un maestro, ma il Signore vivente, che attraverso la morte ci apre un futuro definitivo di vita e di pace. La vittoria sul male è sicura; la storia va verso la salvezza; l’ultima parola appartiene alla grazia di Dio.
La risurrezione di Gesù fonda la nostra fede nella risurrezione generale al termine della storia. I discepoli, come gran parte degli ebrei del tempo, aspettavano la risurrezione dei morti. Ma Gesù risorto fu per loro un avvenimento imprevisto, carico di misteriosa novità, in quanto anticipazione di un evento atteso solo per gli ultimi giorni: «Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1 Cor 15,20-22). Gesù è risuscitato non come individuo isolato, ma come capo e rappresentante dell’umanità; è la primizia dei risorti e include virtualmente la liberazione di tutti dal peccato e dalla morte; contiene in sé la risurrezione universale attesa per la fine dei tempi. Tutto comincia a compiersi.
Con il Crocifisso risuscitato riparte la causa del regno di Dio. Ciò che in modo così promettente era iniziato durante la vita pubblica e poi sembrava annullato dalla morte in croce, ora viene ripreso con nuova e potente efficacia. Il regno di Dio ormai è impersonato esplicitamente in Gesù, «costituito Signore e Cristo» (At 2,36). Dio esercita la sua sovranità per mezzo di lui e «non vi è altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati» (At 4,12). Il vangelo del Regno che Gesù predicava diventa il «vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio» (Mc 1,1); nasce la fede cristiana come fede in Gesù Signore e in Dio che lo ha risuscitato dai morti. Egli regna con la forza dell’amore come Agnello immolato e come Servo obbediente: «Spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo… facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome» (Fil 2,7-9).
La sua mediazione salvifica, pur avendo molti aspetti, si riassume nella comunicazione dello Spirito Santo agli uomini, per renderli capaci di credere e di amare, unirli a sé e ricondurli al Padre. Il Padre, donando a Gesù in modo nuovo lo Spirito Santo, lo chiama a sé e lo risuscita alla vita gloriosa; nello stesso tempo lo unisce più intimamente agli uomini e lo costituisce «capo e salvatore» (At 5,31), per rinnovare tutte le cose. Nella risurrezione si ha il compimento dell’incarnazione, l’intronizzazione del Messia, la definitiva effusione dello Spirito su di lui per la salvezza di tutti. Il Crocifisso risorto accoglie lo Spirito del Padre e lo comunica agli uomini come potenza di comunione, di guarigione e di risurrezione. «Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi» (Rm 8,11). La sovranità del Padre sull’ universo si realizza per mezzo di Gesù Messia e Signore nella forza dello Spirito Santo.
«Ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose» (Ef 4,10), assicura la Scrittura.
Il Risorto è più vicino a Dio e proprio per questo più vicino anche a noi; siede alla destra del Padre come Signore e proprio per questo continua più che mai a camminare sulle strade degli uomini: «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni… Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,18-20). Il Risorto continua con la potenza dello Spirito a operare in modo arcano nella storia, associando a sé la comunità dei credenti, suo “corpo” visibile. La Chiesa si riunisce nel suo nome, lo invoca, lo celebra, lo annuncia, gli dà testimonianza, è inviata per essere segno tangibile della fedeltà di Dio e del suo Messia agli uomini. Tuttavia, la presenza del Regno nella storia va ben oltre le frontiere visibili della Chiesa. Lo Spirito soffia dove vuole. Ovunque c’è carità e si lavora per l’universale «civiltà dell’amore», lì c’è lo Spirito di Dio e del suo Cristo. La storia resta una drammatica lotta tra il bene e il male; ma Cristo vive in essa per orientarla nel senso del compimento ultimo attraverso le molteplici attuazioni dei valori di verità, libertà, comunione, pace, bellezza. La sua sovranità si dispiega nel corso dei tempi come servizio alla dignità e alla vocazione dell’uomo, con un’attenzione preferenziale agli ultimi. In coloro che soffrono vi è una sua particolare presenza. In questo senso anche «la passione di Cristo si prolunga sino alla fine dei secoli». (Cf. Catechismo degli adulti La verità vi farà liberi, pag. 137-145).
Da quanto detto fin qui, comprendiamo che dovremo riflettere anche sull’effusione dello Spirito Santo che porta a compimento la nostra salvezza.
