Di recente, una delle bambine che si preparava a ricevere la Cresima e la Prima Comunione, mentre parlavo di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo, ha detto: “Allora siamo politeisti!”. Temo non sia l’unica a pensarla così, anche perché nella realtà di cui abbiamo esperienza non esiste nessun essere tripersonale che ci possa aiutare a istituire un paragone accettabile. D’altra parte, il mistero principale della nostra fede non è frutto di un bizzarro ragionamento umano, tantomeno è stato “inventato” dal Concilio di Nicea nel 325, come hanno detto l’anno scorso molti youtuber in cerca di notorietà. Il Concilio di Nicea ha ribadito con un dogma la fede nella divinità di Cristo per opporsi agli Ariani che la negavano, ma la divinità di Gesù era già affermata in tutto il Nuovo Testamento: non solo nel Vangelo e nelle lettere di San Giovanni, nelle lettere di San Paolo e negli Atti degli Apostoli, ma anche negli altri Vangeli (Mc 1,1.11; 3,11; 5,7; 14,61-62; 15,39; 16,19. Mt 3,17; 4,3.4.6; 8,29; 14,33; 16,16; 26,64; 27,43.54. Lc 1,35; 3,21; 4,3.9.41; 5,21; 8,28; 17,18; 18,19; 22,70). In realtà, nella storia riemerge quasi continuamente, anche oggi, il tentativo o la tentazione di negare la divinità di Gesù, sia pure assegnandogli un posto d’onore tra i profeti o i maestri dell’umanità. Non c’è niente di strano: la pretesa di un essere umano uguale a noi di essere Dio è scandalosa e per questo già durante la sua vita terrena Gesù è stato perseguitato: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per la bestemmia e perché tu, che sei uomo, ti fai Dio» (Gv 10,33). Se non fosse risorto, avrebbero avuto ragione i suoi avversari: Gesù sarebbe stato solo un povero esaltato finito male. Invece Dio, il Padre, lo ha risuscitato e in questo modo ha confermato la sua identità divina.
Anche lo Spirito Santo è Dio ed è lui, con la sua presenza, che fa abitare in noi il Padre e il Figlio: «Egli dimora presso di voi e sarà in voi» (Gv 14,17); «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). Perciò il mistero santo del Dio uno e trino non è lontano da noi, ma è in noi. Solo che molto spesso – quasi sempre – siamo distratti, viviamo alla superficie di noi stessi.
Ci viene spontaneo pensare a Dio Padre come a un essere immensamente lontano da noi, a Gesù come lontano nel tempo e allo Spirito Santo… non pensiamo. Invece il Dio invisibile si è dato un corpo e un volto umano perché lo potessimo incontrare, e plasma in noi dall’interno, col suo Soffio vitale, quello stesso volto, quella stessa identità di Figlio.
Non siamo politeisti: crediamo in un Dio unico che ha iniziato a rivelarsi ma che ancora non conosciamo in pienezza perché supera le nostre capacità di comprensione. Lo incontreremo faccia a faccia, un giorno, e la nostra identità raggiungerà la sua pienezza quando tutti insieme saremo trasformati a immagine del Figlio.
Meditazione S. Trinità 31/05/2026
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