In questa festa di Tutti i Santi onoriamo tutte e tutti coloro che, pur avendo vissuto bene, secondo la volontà di Dio, non sono “saliti agli onori degli altari”.
Fino a non molto tempo fa, le vite dei santi erano narrate mettendone in evidenza soprattutto gli aspetti straordinari: miracoli, apparizioni, penitenze… Se ne ricavava l’idea che la santità fosse un dono riservato a pochi eletti, un traguardo irraggiungibile per le persone comuni. Invece, più di recente, il Papa San Giovanni Paolo II ha proclamato 482 santi e 1.345 beati, forse più tutti i suoi predecessori messi insieme. Il suo intento era far comprendere a tutti i fedeli che la santità non è un ideale irraggiungibile e che i santi non sono esseri semi divini, diversi dai comuni mortali: la santità è una chiamata rivolta a tutti i battezzati, a tutti noi. Anche la narrazione della santità, di conseguenza, è cambiata: le vite di questi santi sono sì esemplari, ma hanno perso molti di quegli aspetti straordinari che impressionavano e un po’ intimidivano. Qualcuno (al di fuori della Chiesa) è andato anche più in là: mi è capitato ultimamente di vedere dei video nei quali si criticava questo o quell’aspetto della vita di santi canonizzati. Si tratta spesso di critiche pretestuose, ma a volte hanno anche un po’ di fondamento: partono da qualche aspetto effettivamente criticabile della vita di questi santi. E questo cosa significa?
Secondo me vuol dire che la santità non coincide con la perfezione. I santi non erano e non sono totalmente privi di difetti, ma pur essendo segnati da limiti umani hanno davvero amato Dio “con tutto il cuore, con tutta la vita e con tutte le forze” e il loro prossimo come se stessi. Madre Teresa di Calcutta è stata criticata per il modo (a volte insufficiente?) con cui venivano assistiti i sofferenti nelle strutture che lei aveva fondato. Ma intanto solo lei e le sue Missionarie della Carità avevano raccolto i moribondi dalle strade per non lasciarli morire soli e abbandonati. San Carlo Acutis è stato criticato per le sue idee (teologicamente carenti) sull’Eucaristia. Ma era solo un ragazzino, un adolescente: se fosse vissuto almeno altri dieci anni avrebbe potuto approfondire ulteriormente la sua conoscenza del mistero eucaristico, ma intanto ha amato il Signore Gesù presente nel pane eucaristico e ha tradotto questo amore in scelte di vita coerenti e praticabili per la sua età.
Pochi giorni fa è stata introdotta nella diocesi di Padova la causa di beatificazione di monsignor Giovanni Nervo, che è stato anche parroco di Santa Sofia. Ovviamente non possiamo sapere come andrà a finire, ma chi lo ha conosciuto testimonia che non ha solo fondato i servizi sociali in Italia e la Caritas italiana, ma che voleva bene a Dio e ai poveri, e che egli stesso ha vissuto in modo umile e austero. Non sono a conoscenza di miracoli che abbia compiuto in vita e non so se ne farà adesso che è nella vita eterna (eventualmente, sono disponibile a farmi guarire dalla tetraplegia), ma non è necessario un segno prodigioso per capire che la sua vita è stata ben spesa, con intelligenza e passione, a servizio dei poveri e del Vangelo.
I santi, che oggi festeggiamo, non sono diventati tali con uno sforzo di buona volontà: la santità è dono di Dio. Ma poiché il Signore dona con generosità, anche la vita di noi tutti può essere pervasa dalla Grazia e diventare santa. Magari non perfetta, ma comunque profumata di Vangelo.
Meditazione Tutti i Santi 01/11/2025
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